Dal rapporto “Amministratori sotto tiro” la Calabria è la regione più colpita da intimidazioni

La Calabria risulta essere la regione più colpita dalle intimidazioni di stampo mafioso. Su un totale di 212 intimidazioni mafiose subite quest’anno dagli amministratori locali, la Calabria segna un primato negativo: 87 casi, segue la Campania dove si sono registrate minacce durante la campagna elettorale, la terza regione è la Sicilia che conta 49 casi, con Palermo che ha registrato 17 casi accertati. Questi dati sono stati resi noti da Andrea Campinoti, presidente di Avviso Pubblico, l’associazione sorta nel 1996 con la volontà di promuovere la cultura della legalità nell’ambito della pubblica amministrazione. Per la commemorazione del 34esimo anniversario dell’uccisione di Peppino Impastato, a Cinisi sarà presentato il rapporto redatto da Avviso Pubblico “Amministratori sotto tiro”. I dati raccolti, nell’indagine svolta, testimoniano comunque che si tratta di un fenomeno in continuo aumento con casi segnalati anche al Nord, un episodio è stato registrato in provincia di Verona: un consigliere comunale si è visto tagliare le ruote della macchina in seguito alla denuncia fatta per l’aggiudicazione di un appalto ad una ditta vicina alla ‘ndrangheta.


In questo rapporto Avviso Pubblico ha rilevato che spesso la legalità non viene inserita al centro dei programmi elettorali nei vari territori, soprattutto al Sud emerge che è difficile esportare le buone prassi che hanno dato risultati positivi nei Comuni del centro-nord e viceversa. Una diversità di risultati da attribuire principalmente alla differenza delle condizioni legislative nelle diverse regioni ed alla diretta partecipazione delle infiltrazioni mafiose nel contesto territoriale. Lo scorso febbraio è stato creato un codice etico anticorruzione “Carta di Pisa”, che regola temi come la trasparenza,  il finanziamento dell’attività pubblica, i conflitti d’interessi, le nomine negli enti ed i rapporti con la stessa autorità giudiziaria. La “Carta di Pisa” può essere ammessa con un atto del sindaco, oppure del presidente della Provincia o quello della Regione, ancora con una delibera da parte della giunta ma anche per iniziativa di un solo consigliere.

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