Le truffe nelle assicurazioni, Crotone quarta in Italia

Le truffe nelle assicurazioniIl mondo delle truffe non conosce limite, forse è anche un pò nel dna degli italiani, la capacità di trovare soluzioni creative a cose che sono di tutti i giorni o per meglio dire la capacità di essere furbi a danno del prossimo. Per questo motivo l’Italia è un paese unico nel suo genere, nel dna di ogni italiano medio c’è un po’ di astuzia che magari viene fuori nei momenti meno opportuni, questa è una caratteristica che possiamo dire innata in questo popolo. Il fatto che venga fuori in certi momenti e in determinati frangenti può avere anche una valenza positiva, parliamo di tutte quelle volte nelle quali magari una soluzione alternativa a problemi presenti tutti i giorni può portare un vantaggio. In questi casi il talento italiano è importante, fa la differenza tra una soluzione ordinaria a un problema che affrontiamo tutti i giorni e una soluzione più mirata a un certo problema, da questo punto di vista gli italiani sono unici nel loro genere. Continua a leggere

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Giallo sulla scomparsa di Masciari

Sembra scomparso nel nulla il testimone di giustizia Pino Masciari, ex imprenditore edile di Catanzaro, del quale non si hanno più notizie da ieri mattina. Masciari, vive nel Torinese con la sua famiglia, si trovava in questi giorni in Calabria, dove è stato accolto a Corigliano Calabro e poi a Cosenza, per parlare di mafie e legalità in occasione dell’anniversario della strage di Capaci. Durante il suo intervento a Corigliano, il cui comune è stato sciolto lo scorso giugno per infiltrazione mafiosa, Masciari avrebbe denunciato la mancanza della presenza delle autorità locali. A denunciare la scomparsa di Masciari è stata la moglie che ha fatto sapere: “L’ultima volta che gli ho parlato, ieri mattina, mi è sembrato preoccupato”. Pino Masciari, 53 anni, dal 1997 è diventato testimone di giustizia dopo aver denunciato le collusioni tra ‘ndrangheta e politica, incastrando la rete della ‘ndrangheta vibonese.

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La Procura di Cosenza indaga sulla morte della donna all’Annunziata

Un nuovo, presunto, caso di malasanità si sarebbe registrato in questi giorni in Calabria. Una donna, M.C. di 40 anni, è morta nella notte del 23 maggio, nel reparto di psichiatria dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza. Non si sa ancora con certezza quali possano essere le cause del decesso. I familiari hanno sporto una denuncia formale, per fare luce sul decesso lamentando possibili negligenze. Sul tavolo del procuratore capo di Cosenza, Dario Granieri, è arrivato stamane l’esposto presentato dai familiari, si è così aperta un’inchiesta sul caso per accertare la verità e verificare se ci siano state eventuali responsabilità nella morte della paziente, ed in tal caso perseguire i diretti responsabili. Dopo l’apertura dell’inchiesta da parte del procuratore si sono avviate le indagini, che hanno visto come primo atto l’acquisizione della cartella clinica della paziente deceduta e la disposizione dell’autopsia che sarà effettuata quanto prima, dopo che verrà affidato l’incarico ad un medico legale.

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Anche la Commissione del Consiglio regionale ricorderà Falcone

Anche la regione Calabria, nei prossimi giorni, ricorderà la figura del giudice  Giovanni Falcone con una serie di iniziative a livello territoriale. Tra i diversi appuntamenti pianificati, vi figura anche l’incontro della seduta della Commissione del Consiglio della Regione indetta per testimoniare la presa di posizione contro la ‘ndrangheta. Infatti, i lavori della seduta si apriranno con il ricordo del giudice Giovanni Falcone, in occasione del ventennale della strage di Capaci. La riunione della Commissione del Consiglio regionale della Calabria, convocata dal presidente Salvatore Magarò, per il 23 maggio alle ore 14.30 nella sala Giuditta Levato di Palazzo Campanella a Reggio Calabria, offrirà la possibilità di far sentire il dissenso di un’intera regione nei confronti delle associazioni criminali di stampo mafioso. Durante l’incontro interverrà, inoltre, il presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico.

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“110 e lode”: l’inchiesta sui falsi esami all’Unical

Nell’ambito dell’inchiesta denominata “110 e lode” sono emersi, tra le 76 persone indagate per esami falsi alla facoltà di Lettere dell’Università della Calabria, anche dei nomi eccellenti: professionisti, funzionari pubblici e manager aziendali. Mentre i comuni mortali studiavano, alcuni furbetti sono riusciti ad ottenere una laurea senza aver mai sostenuto un esame, ma grazie al falso titolo di studio hanno potuto far carriera. Tra le persone indagate anche sei addetti della segreteria della facoltà di Lettere ed alcuni studenti, accusati di falso. Per i dipendenti dell’ateneo le accuse sono di accesso abusivo e violazione del sistema informatico dell’ateneo. L’introduzione di false registrazioni di esami mai sostenuti dal candidato era una procedura che serviva per accreditare come veri degli statini falsificati. I falsi esami riguardano corsi come: Storia del pensiero scientifico, Istituzioni di filosofia del diritto, Bioetica, Filosofia della scienza, Storia della filosofia, Semiotica degli audiovisivi, ma anche altri.

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Inchiesta della Procura di Catanzaro sulla compravendita di voti

La Procura di Catanzaro ha avviato un’inchiesta, che vede tra le persone indagate, al momento, un consigliere comunale eletto del centrodestra ed altre due persone, per appurare se tale caso è stato solo un episodio isolato oppure se esisteva una vera e propria organizzazione che coordinava la compravendita dei voti nel corso delle elezioni comunali. Intanto, nell’ambito di tale indagine, il sostituto procuratore Gerardo Dominijanni ha affidato agli uomini della Digos l’incarico di procedere con gli interrogatori delle persone che nel corso delle ultime amministrative di Catanzaro facevano parte dei seggi elettorali ma anche dei rappresentanti di lista, ritenuti soggetti informati sui fatti. Si dovrà, quindi, accertare se il fenomeno della cosiddetta “scheda ballerina” era una consuetudine messa in pratica in tutte le sezioni oppure se riguarda esclusivamente il seggio che  ha fatto scaturire l’inchiesta.

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Continuano le ricerche del sub disperso nelle grotte dell’Isola di Dino

Valerio Nunziata, il sub di cui si sono perse le tracce dal pomeriggio del 12 maggio, non è stato ancora ritrovato dagli uomini impegnati nelle operazioni di ricerca. Dopo un’immersione nei fondali dell’Isola di Dino del sub si sono perse le tracce. Le perlustrazioni, ancora in corso, sono condotte dagli speleosub dei Vigili del fuoco, inoltre, alle operazioni di ricerca sta partecipando anche del personale specializzato che viene da diverse parti d’Italia: Reggio Calabria, Vicenza, Roma e Napoli. Sul posto dell’incidente sono sopraggiunte anche delle motovedette della Guardia costiera di Maratea e di Cetraro. Si è attivata una consistente unità di soccorsi che può contare su un numero di 30 uomini e sulla disponibilità di 15 mezzi terrestri, nautici ed aerei. Le perlustrazione sono, comunque, rese molto difficoltose a causa della scarsa visibilità dovuta alla presenza di acque non limpide, ma le operazioni di ricerca di Valerio Nunziata si stanno continuando a concentrare, soprattutto, nelle zone più remote dei fondali e nelle incavature.

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Monti nomina De Gennaro sottosegretario ai Servizi segreti

Il reggino Gianni De Gennaro è stato nominato sottosegretario di Governo, autorità delegata all’intelligence in Italia. Gianni De Gennaro abbandona il suo ruolo di capo del Dipartimento informazioni per la sicurezza. Secondo la normativa in vigore in materia d’intelligence l’autorità eletta ha come funzione principale quella di informare il premier sullo svolgimento delle funzioni a lui conferite; inoltre sarà membro del Comitato interministeriale per la sicurezza della stessa Repubblica; presiederà il Collegio composto dai vertici del Dis, dell’Aise per gli Esteri e dell’Aisi per la sicurezza interna. De Gennaro, investito dalle cariche onorifiche di commendatore e Grande ufficiale, ha lavorato con Giovanni Falcone, protagonista anche lui della lotta contro la mafia, ha organizzato tra l’altro l’estradizione di Tommaso Buscetta, il primo pentito di Cosa Nostra. Inoltre, è stato uno dei primi direttori della Dia; capo della Criminalpol dal 1994 al 2000; in seguito è stato ai vertici della Polizia di Stato dal 2000 al 2007; per poi essere nominato capo di gabinetto del Ministero dell’Interno guidato da Giuliano Amato.

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‘Ndrangheta, arrestato il latitante Giuseppe Gallizzi

A conclusione di un’articolata attività investigativa coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, grazie ad un’operazione condotta congiuntamente dagli uomini della Squadra Mobile di Siderno e dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria è stato catturato nel giro di pochi giorni un altro latitante legato ad attività di stampo mafioso anche nel Nord d’Italia, in particolare in Piemonte. Le autorità hanno, infatti, fermato nel reggino Giuseppe Gallizzi di Gioiosa Ionica, 61 anni, un latitante che viene considerato dagli stessi investigatori un boss noto nel territorio della vallata del Torbido, ma non solo in quanto Gallizzi farebbe anche parte di un’associazione mafiosa più vasta, che ha oltrepassato i confini regionali e da qualche tempo è ormai operante sul territorio piemontese. Fuori dalla Calabria diverse cosce mafiose, non solo calabresi, possono contare sulla presenza attiva di loro affiliati divenuti dei diretti referenti della stessa struttura organizzativa che agisce sul territorio calabrese. Giuseppe Gallizzi è stato arrestato nelle prime ore di oggi dai poliziotti del commissariato di Siderno e dagli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, si trovava in un appartamento nel Comune di Martone, l’uomo si era dato alla latitanza ed era ricercato dal giugno dello scorso anno colpito da un provvedimento restrittivo della custodia cautelare emessa nei suoi confronti per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso.

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Dal rapporto “Amministratori sotto tiro” la Calabria è la regione più colpita da intimidazioni

La Calabria risulta essere la regione più colpita dalle intimidazioni di stampo mafioso. Su un totale di 212 intimidazioni mafiose subite quest’anno dagli amministratori locali, la Calabria segna un primato negativo: 87 casi, segue la Campania dove si sono registrate minacce durante la campagna elettorale, la terza regione è la Sicilia che conta 49 casi, con Palermo che ha registrato 17 casi accertati. Questi dati sono stati resi noti da Andrea Campinoti, presidente di Avviso Pubblico, l’associazione sorta nel 1996 con la volontà di promuovere la cultura della legalità nell’ambito della pubblica amministrazione. Per la commemorazione del 34esimo anniversario dell’uccisione di Peppino Impastato, a Cinisi sarà presentato il rapporto redatto da Avviso Pubblico “Amministratori sotto tiro”. I dati raccolti, nell’indagine svolta, testimoniano comunque che si tratta di un fenomeno in continuo aumento con casi segnalati anche al Nord, un episodio è stato registrato in provincia di Verona: un consigliere comunale si è visto tagliare le ruote della macchina in seguito alla denuncia fatta per l’aggiudicazione di un appalto ad una ditta vicina alla ‘ndrangheta.

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